GUAI A CHI CI TOCCA!

La donna creativa deve uccidere l’angelo della casa che abita gli strati più profondi della sua identità. E’ l’immagine della donna dolce, accuditrice, rassicurante, votata al sacrificio che si oppone all’auto-realizzazione.
(V. Woolf)

Guai a chi ci tocca è desiderio incarnato in corpo di donna.
Desiderio di non star mai zitte. Desiderio di non stare mai ferme.
Guai a chi ci tocca non vuole farsi prendere, ma per rifuggire ogni controllore bisogna sapersi organizzare.
Allora Guai a chi ci tocca si riunisce, parla, scrive, chiacchiera, ride, immagina, contesta e scopre il piacere del “divenire collettivo”.
Guai a chi ci tocca individua e smaschera i subdoli strumenti del bio-potere che attraversando le nostre vite quotidianamente rischiano di passare inosservati e rientrare in una normalità culturale fittizia e non umana.
Guai a chi ci tocca vuole debellare i dispositivi di controllo che, come virus, si riproducono a partire dal caldo e accogliente nido del focolare domestico, normalizzato e “pubblicizzato” come unica alternativa di vita felice e soddisfacente diffondendo i loro soffocanti effetti sull'intero corpo sociale.
Guai a chi ci tocca è ora uno spazio striato, un terreno comune in cui coltivare progetti e liberare passioni... progetti che parlino dei nostri corpi liberati, passioni che rimandino ai nostri diritti appagati.
Per questo ci avete viste più volte attraversare, determinate e arrabbiate, le strade di questa città come il 7 marzo e il 19 giugno, quando abbiamo denunciato pubblicamente due farmacie bolognesi che non garantiscono la legittima dispensazione del contraccettivo d’emergenza - pillola del giorno dopo, i cui proprietari spacciandosi per obiettori di coscienza, negano alle donne la possibilità di decidere in piena autonomia del proprio corpo e della propria vita.
Ancora il 2 aprile, in piazza maggiore a Bologna, eravamo in duemila ad impedire a Giuliano Ferrara e alla sua lista “aborto-no grazie” di offenderci mettendo in discussione la legge 194. E' inaccettabile che qualcuno si appelli alla vita per difendere un presunto embrione, ignorando il corpo vivo e senziente della donna.
E' inaccettabile che chi fa campagna elettorale sul tema dei diritti diffonda al contempo l'omofobia e l'ignoranza.
E ancora per difendere la liberazione dei desideri e della sessualità il 28 giugno abbiamo partecipato al gay-pride, gridando a piena voce che eravamo lì anche per lottare contro il pacchetto sicurezza scritto dall'uomo bianco occidentale e cristiano, che protegge solo se stesso, e non fa che diffondere paranoie e nevrosi nelle nostre città.

il desiderio di morte di questo governo xenofobo e sessista
non é il nostro desiderio di morte.

Noi, ragazze in lotta, ragazze cattive, rivendichiamo il nostro immaginario, il nostro sé proiettato; vogliamo tracciare il mondo a nostra gloriosa immagine.
(D. Haraway)


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